domenica, novembre 23, 2008

l'ovatta



Lei parlava di nulla ad ogni incontro reale con altri esseri umani. E questo la rendeva al mondo una persona gentile. L'effetto incideva in lei il sapore amaro di essere una in fuori gioco. Qualsiasi ipotetico goal sarebbe stato invalidato dallo sventolare in alto di una apparente innocua bandierina gialla. Scrivere del suono delle sue parole e riportare i suoi dialoghi ha sempre mostrato una certa difficoltà. In fondo non era che una figura muta che a tratti sembrava attraversare una qualunque cazzo di cosa. Sicuramente in passato aveva vissuto questi attraversamenti con passione ed entusiasmo, con risate e lacrime, con rabbia e dolore. Adesso invece si limitava ad attraversare la strada facendo attenzione a non cadere e al minaccioso esistere automobilistico esterno. Aveva difficoltà a riconoscersi nella vita anche nel suo aspetto fisico. Irriconoscibile. L'assoluta assenza di contatto sia in senso astratto che concreto le faceva sentire l'ovatta nella testa. Si immaginava tutti e due gli emisferi imballati nell'ovatta, come a voler rallentare l'attività neuronale e mantenerla al minimo. Questo produceva l'effetto positivo di far assorbire tutto quello che eccedeva in vitalità. Le permetteva di stare quieta. Il negativo dell'ovatta nella testa consisteva nella continua dimenticanza di oggetti: chiavi, telefonino, spazzola, pen drive, soldi, documenti, bollette ... e anche di qualcosa ... di qualcosa che non ricordava. C'era una storia tra l'ovatta, una storia in dimenticanza che non riusciva a ricordare pur cercando dappertutto un indizio, una minima traccia. Nei libri, in internet, pettinandosi i capelli, calzando gli stivali sulla sponda del letto, aprendo il cassonetto per buttare il sacchetto dell'immondizia ... Poteva c'entrare in questa storia dimenticata l'ambizione di divenire immortale per poi morire a sorpresa? No, non possedeva l'ambizione di pippobàudo, nè tantomeno la sua forza.

18 commenti:

ggrillo ha detto...

dicono che a godard garbasse l'ottava di beethoven: l'ho letto grazie al feed del telefonino che ho lasciato non so dove, assieme alla fonte.

ablar ha detto...

godard? mi ricorda qualcosa ... dove ho lasciato l'accendino?

ggrillo ha detto...

piero godard, l'idraulico.

ablar ha detto...

beethoven è collega di piovani se non sbaglio ... non ricordo dove ho lasciato la chiavetta della caldaia ...

Anonimo ha detto...

le prime 3 righe sono da premio nobel... il resto... lo devo rileggere!!

ablar ha detto...

si potrebbe leggere tre righe alla volta ... non so ... lo devo rileggere!

Davide ha detto...

La pen drive?
ma chi ti credi di essere :)
un salut
(ti piacerebbe Ligabue, ma non il cantante)

ablar ha detto...

eheh
una che ha un pc scarioletta e che deve trasferire etc. ...
(si ligabue conoSCIO, non il cantante)

Anonimo ha detto...

cara alba
letto il resto ma
resto a letto... fuori piove
stamani nevicò ma non in maniera
decisa, matura, forse per paura.
Bella la musica e anche la mistura
gitan rom... ottoni tromboni e soffioni... il pezzo che scrivesti è duro e triste come la fiabe di biancaneve... c'è pure lo specchio
senza più spocchia boria gonfiezza alterigia... senza più vanteria infatti non c'è nulla ma proprio nulla di cui vantarsi... nemmeno un algida laggiù che ci fa gola.

ablar ha detto...

duro e triste NO
morbido e allegro SI'
duro e triste NO
morbido e allegro SI'

mi viene in mente una scemetta comica ...

ablar ha detto...

la cosa dello specchio non l'ho capita ... ma vavè!

Anonimo ha detto...

ti si vede riflessa
nell'inchiostro tipografico

ablar ha detto...

a me?
senza vanteria boria spocchia e alteriga?
???
non capisco, non pervenuto ... mmm

Daniele Mocci ha detto...

C'è sempre una storia cha annaspa nel dimenticatoio dell'ovatta.
La maggior parte delle volte non riesce a uscire.
Ma quando lo fa, spesso tira via anche l'ovatta...

Skiribilla ha detto...

Concordo sulle prime tre righe.
E ho sbagliato a leggere questo pezzo con il sole già tramontato, ché mi viene tristezza e non ne ho voglia.
Bisogna che riprovi domani, col sole.
Però, bello.

Bacio.

ablar ha detto...

bene aspettiamo il disimballaggio dall'ovatta della storia di questa tipa!

mi viene in mente che quando leggo delle cose, ci sono anche cose che possono essere tristi e che è un piacere leggerle, perchè è liberatorio ... insomma se c'è questa resistenza a leggerle, sentirle, mi chiedo, non sarà mica che noi non ci vogliamo affatto liberare di ciò che è triste perchè ci siamo tanto affezionati, tanto che è preferibile esserlo ma riderci sopra?
(oddio pensiero ingarbugliato!)

p.s. Grazie Daniele e Skiri, grazie verovero!

Skiribilla ha detto...

Vero, sai, che a volte è liberatorio leggere cose tristi.
Come quando si piange da matti e poi si sta così bene, per dire.

Altre volte invece l'accumulo di tristezza è tale che si ha voglia di non aggiungerne altro e allora un po' si scappa.
O ci si illude di.

(In questo periodo ho voglia di cazzeggiare e basta, credo. Forse. Circa)

:o)

ablar ha detto...

ho scritto e riscritto questo commento ...

la verità è che non so che dire ...

insomma capisco sì!

:)