martedì, novembre 21, 2006

il sesso si sceglie

Oggi sono andata a fare ripetizioni da una ragazza che è la figlia di una giornalista de : Il Foglio, Il Giornale e svariati altri. Si occupa di biopolitica.
Mi ha detto che in Spagna, grazie a una legge dell'illuminato Gautama Zapatero, si può scegliere, senza aver cambiato sesso, semplicemente dichiarandolo, di che genere si vuole essere. Mi sembra molto strano, ma l'idea mi ha folgorato. Insomma, pur restando con tutti gli accessori, utero, ovaie e caratteri secondari, posso scegliere, magari domani, di essere un uomo. Quindi entrare nell'esercito (anche se è già permesso), ricevere la stessa retribuzione di un uomo, scopare a destra e a manca senza sentirmi una poco di buono (sono un uomo, no?), essere rispettata e magari un pò temuta quando parlo, non essere aggredita o comunque nessun "l'hai voluto tu" se decido di uscire da sola la notte, nessuna tastatina nella folla sull'autobus o in discoteca, nessun appellativo "ragazza madre" se decido di fare un figlio da sola, ma semplicemente genitore single, nessun senso di colpa se me ne sto in poltrona dopo una giornata di lavoro mentre è lui a fare i piatti e spolverare...ecc. ecc.
Sembra che il genere nei documenti europei stia sparendo, così come appellativi quali madre, padre, sostituiti con il termine generico di "genitore".
Non ci eravamo battute per il riconoscimento della differenza di genere? E' una perdita? Una vittoria?
Che ne dite?

6 commenti:

alba ha detto...

Se la differenza è mal tollerata, allora il suo annulamento nel genere può essere una via provvisoria, una tappa del percorso che la porterà a riconquistare la sua vera connotazione: differenza è ricchezza. Per il resto ... non so ... vengo da una famiglia in cui mio padre cucinava, faceva lavatrici e spesa e quando mancava ci arrangiavamo con mia madre che dipingeva pareti, costruiva lumi e faceva casino. Con lei mi divertivo, con lui mi nutrivo. Mi è capitato così ... e quando da ragazzina le femministe mie coetanee mi parlavano ... io sentivo mia madre parlare, e mi irritava ... io volevo distinguermi da mia madre, era l'età giusta per farlo. Insomma non so se ho vissuto io un anacronismo o l'anacronismo è generale. Penso che in questo momento di "grande minestrone", di caduta nel "brodo primordiale" abbiamo l'occasione di essere creativi.Saremo costretti alla sincerità.

michele ha detto...

Forse in questo sono di destra... sono per l'esasperazione totale della differenza fino ad arrivare a quella punta estrema e sovversiva che è la propria unicità e originalità! A parte la provocazione, credo che se l'uguaglianza sia necessaria nella cittadinanza sociale e politica, l'estrema differenza della originalità sia altrettanto necessaria per la serenità della propria vita...

anacoluto ha detto...

... Anacoluto, come il mio senso di "appartenenza di genere". Come uno stile espressivo volutamente privo di una costruzione sintattica coerente e di un accordo tra gli elementi che la compongono. Per mettere in risalto concetti che, trovandosi in qualche modo scompagnati, finiscono per esserne evidenziati.
Ecco: nè differenza, nè confusione. Solo assenza di metrica e sintassi "codificata" nella declinazione del genere. Io gli anacoluti li amo.

alba ha detto...

... anche io

anacoluto ha detto...

..."Qui habet, dabitur illi".
Il segreto è nell'assenza di sintassi. Perchè devo essere solo uomo se posso essere anche donna, bambino, oggetto o animale?

alba ha detto...

la frase è così: non ardo dal desiderio di diventare uomo finchè posso essere anche donna bambino animale o cosa. E' geniale. di Bergonzoni.