venerdì, luglio 18, 2014

rivoluzione e distrazione

Scarmigliata aveva l'impressione che la sua infelicità teneva in vita la stupidità delle persone circostanti. Si sentiva arrogante a questo pensiero, ma lo stesso pensiero aveva tracce di oggettività inequivocabile. E si preoccupava. E non sapeva bene se la propria felicità consistesse nel mandare tutti a quel paese. O nel diventare fredda verso il prossimo. O nel partire per non vedere più familiari e amici. Si preoccupava, si annoiava e si disperava. Spesso pensava di essere in quella vita parallela della patologia mentale. Sì, proprio quella che riconosceva in continuazione negli altri. E ogni volta ritornava nella strada del superamento generale delle percezioni e ricominciava lieta o di buona lena a vivere con occhi puliti. Ma il rimando della propria infelicità era necessario ai più che la circondavano. Solo con pochi non sussisteva il teatrino del "io sono io, se tu sei tu così come penso io... che sono io". Poco amore, poca condivisione, poca realtà nei rapporti, poca schiettezza, poca libertà. E la smania di cambiare capitolo, di essere altro, di avere un'altra chance, inedita e sorprendente anche ai propri occhi. L'inverosimile mai immaginato che si metabolizza improvvisamente nel proprio sangue e ha un seguito inaspettato e diverso, totalmente diverso. Una rivoluzione. Una volta a Scarmigliata le fu detto da una astrologa che per lei era riservata molto presto una rivoluzione, e se questa non fosse stata agita in prima persona, sarebbe stato il destino a compierla travolgendola. Sì, ok, quindi? che fare? Alla fine le soluzioni praticabili erano sempre quelle. Continuare a distrarsi, in qualunque condizione. Continua distrazione dalla rivoluzione.

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