giovedì, novembre 30, 2006

confusione

Ieri ho aperto il giornale. Solo ieri, direte voi?No, di solito spesso, anche per lo stage in cui sono impegnata..... ma da un pò sono stanca. Putin mandante dell'avvelenamento da Polonio radiottivo dell'ex spia del Kgb, che aveva informazioni sulla morte della giornalista critica del'regime'... altre persone innocenti contaminate....untori postmoderni che per ucciderne uno seminano morte fra mille
Promesse governative disattese. Questo governo avevva promesso molto sulla scuola, invece taglia alla pubblica e dà alla privata. Anzi..Cancella le graduatorie, cosa mai osata neppure in precedenza.
Continuo: il poliziotto che ha ucciso Giuliani ha in realtà sparato in aria nonostante lo si veda ripreso più volte con la mano tesa e la pistola puntata.... sarà stato un fotomontaggio.
Carneficina quotidiana in Iraq grazie alle forze di pace che hanno fatto, di fatto, divampare i conflitti interreligiosi... geogiani deportati...ecc.ecc.
Guardo solo il brutto della vita?
Mi sembra che i buoni sentimenti siano praticati solo dalla gente comune e aliena dalla sfera del potere, insomma che i codici morali non coincidano e che appena si sale vigano altre regole. Come se quelli che ci governano debbano essere per forza farabutti e mentitori. Ma quello che mi spaventa di più è questa vita liquida e senza confini. Niente ha più un nome, tutto si stempera, verità e bugia si rincorrono fino alla confusione dell'una nell'altra, niente è più netto, definito, risonante. Niente è più skandalon, ossia ostacolo su cui fermarsi, riflettere, e, se possibile, superare... pensiamo ai rapporti così annacquati dove nulla ti dice cosa stai vivendo, e non lo sai neppure tu, o all'amicizia anche tra persone che non si stimano nè si amano.
Quando ero più piccola amavo le cose definite, i valori assoluti, pensavo che verità e menzogna fossero distanti anni luce, davo un nome alle cose. Ora sono sconcertata da questa impossiilità di seguire una strada assoluta, netta, chiara. Ma se si arriva a tutto ciò non è possibile che si perdano anche i confini di ciò che è bene, ciò che è male?

lunedì, novembre 27, 2006

spiegare cosa è fascismo


"Mamma, molti compagni di classe sono fascisti, ma io no, non ti preoccupare" ...
mi verrebbe da rispondere:
"Figlia, tu sai cosa significa esserlo e cosa significa non esserlo?"
"Figlia tu sai che posso provare a spiegarti cosa è fascismo, ma non saprei spiegarti cosa significa non esserlo?"
... un dialogo mancato, anzi il dialogo che manca ... forse il dialogo necessario tra generazioni.
Il fascismo raccontato dai nonni e dai genitori con più parsimonia. Il mio racconto si rifà, invece,
a quanto detto da Pasolini nel 1975 ... ricordate? "Gli scritti Corsari" ... si studiavano un tempo ... quando parlava del nuovo fascismo, dell'omologazione che realizza il sogno interclassista del vecchio potere fascista. Omologazione dovuta a un nuovo potere.
" Conosco, anche perchè le vedo e le vivo, alcune caratteristiche di questo nuovo Potere ancora senza volto: per esempio il suo rifiuto del vecchio sanfedismo, la sua determinazione (coronata da successo) di trasformare contadini e sottoproletari in piccoli borghesi, e soprattutto la sua smania, per così dire cosmica, di attuare fino in fondo lo "Sviluppo": produrre e consumare.
L'identikit di questo volto ancora bianco del nuovo Potere attribuisce vagamente ad esso dei tratti "moderati", dovuti alla tolleranza e a una ideologia edonistica perfettamente autosufficiente; ma anche dei tratti feroci e sostanzialmente repressivi: la tolleranza è infatti falsa, perchè in realtà nessun uomo ha mai dovuto essere tanto normale e conformista come il consumatore; e quanto all'edonismo, esso nasconde evidentemente una decisione a preordinare tutto con una spietatezza che la storia non ha mai conosciuto. Dunque questo nuovo Potere è in realtà - se proprio vogliamo conservare la vecchia terminologia - una forma "totale" di fascismo. Ma questo Potere ha anche "omologato" culturalmente l'Italia: si tratta dunque di un'omologazione repressiva, pur se ottenuta attraverso l'imposizione dell'edonismo e della joie de vivre.
Il nuovo fascismo non distingue più: non è umanisticamente retorico, è americanamente pragmatico. Il suo fine è la riorganizzazione e l'omologazione brutalmente totalitaria del mondo".
Come lo spiego a mia figlia?

domenica, novembre 26, 2006

mi presento

Salve,
mi presento. Non sono un nuovo contributors (anche perchè non so cosa voglia dire), però volevo ugualmente scrivere una cosa:
In realtà non ho nulla da dirvi, ma mi stanno facendo pressione affinchè lo faccia, quindi sono cosretto a scrivere due righe di nulla!
Eccole.
Ciao a tutti!
P.S. dall'originale. In raeltà non lo conosco ma si èa ppropriatodella mia password

venerdì, novembre 24, 2006

la fede

Ieri sono stata bacchetata per il fatto di essere una donna di poca fede. Insomma, quel che mi sta accadendo per qualcuno è la prova concreta della necessità di un mio cambio di marcia, di una mia fede.
La fede...Che cosa è la fede? Secondo il cattolicesimo è una delle tre virtù teologali: fede speranza e carità: ne comprendo perfettamente il nesso. Se non hai fede non hai speranza e non ami nel senso di quella profonda vitalità che ognuno ha dentro , l'energia che muove 'il cielo e l'altre cose' e che ci anima.
Secondo alcuni è una sorta di fiducia primordiale, quella dell'infante che si affida al seno della madre, senza se e senza ma. Ma quando la vita ti ha fatto lo sgambetto più di una volta, quando il circolo è solo vizioso, che cosa è la fede?
Credere nei valori che muovono l'umanità? Bè allora sono piena di fede al punto da dire che scomparsi quelli meglio morire e che 'preferirei essere considerata trai gonzi che credono' che beata tra i cinici che hanno triturato ogni cosa.
Fede nel movimento, nel cambiamento? Ma il cambiamento può essere letto da diversi punti di vista, quella che per noi è la seconda rivoluzione industriale per i popoli asiatici è africani è l'imperialismo..., il senso rimane senso per noi se riusciamo a costruirlo, sempre se.... e mi manca quell'orizzonte assoluto alla luce del quale stringere in una catena significante gli eventi tutti. O forse non ci rassegniamo alla cieca casualità delle cose? O forse la lotta è proprio tra questo, la cieca casualità e la necessità di costruire un senso , il deserto contro l'uomo.....
Non lo so. Mi si chiede di credere, che è un fatto di spontaneità, con uno scatto di volontà, di volizione. E parafrasando Don Abbondio: "Ma se uno la fede non se la può dare?".
Allora è davvero solo un fatto di scelta. LO scelgo e amo la mia scelta, ma so che questa scelta è una lotta continua contro la disgregazione. Ma scelgo di lottare anche senza quella meravigliosa spontaneità della fede che mi viene decantata. Forse se c'è un Qualcosa o Qualcuno mi manderà la sua colombella dal cielo.....

solitudine



Quella della solitudine è una condizione esistenziale che ognuno di noi ha frequentato tante volte nella vita e certo fino alla morte continuerà a frequentare. La solitudine non è certo un’esperienza piacevole e tuttavia vorrei provare a cogliere alcuni suoi positivi aspetti. Non voglio percorrere la strada del vittimismo velato dal compiacimento sottile di uno stato d’animo che troppo spesso è presentato come manifestazione di grande sensibilità. Vorrei soltanto sostenere che la solitudine è semplicemente la condizione della persona adulta.
Da adulti in più di una circostanza non si può chiedere agli altri la soluzione di un proprio problema; meno che mai si può pretendere che gli altri facciano quello che si deve fare per noi stessi. In questi casi gli altri non si sentono di partecipare a delle scelte che sono personali e nelle quali non si può o non si dovrebbe entrare.
Ecco che ci si scopre appunto di essere soli. E non è una scoperta piacevole. Ma non si scopre solo questo. Si capisce, ed è una scoperta forse ancora più dolorosa, che gli altri non hanno la forza, l’autorità necessarie per fare al posto di un altro ciò che deve essere fatto dal soggetto interessato.
Si entra così in una condizione di relativismo esistenziale e psicologico in cui non ci sono più certezze assolute.
Quando alle volte mi capita di dire a mia figlia "Si fa così, e basta!" e nonostante la contrarietà che la frase può provocarle so che apprezzerà la fiducia che accompagna quelle parole. In fondo alla fine sento che gradisce la mia partecipazione ai problemi e soprattutto le mie certezze.
Arriverà anche per lei il tempo, se per certi versi non è già arrivato, che mi coglierà ignorante e impotente nel rimediare alle sue sofferenze, e anche lei sentirà di non essere più "contenuta" come prima. E' così per tutti.
Ecco il proprio vissuto di abbandono.
E la vita appare più vasta, con confini sempre più lontani e ad un certo punto senza più confini, infinita, sconosciuta, preoccupante e pericolosa.
Gradualmente si abbandonano gli investimenti sui primi oggetti d’amore, si torna al proprio narcisismo e, così, si soffre. In seguito si cerca l’altro per sfuggire a questa condizione di solipsismo, e si trova, ma per scoprire che è altro da sé.Allora si cerca l’amore che unisce, che fonde, tentativo di ripristino della simbiosi con la madre. Momenti belli, finalmente, ma molto faticosi.Man mano in realtà il cuore vorrebbe stringersi ad un altro essere umano, toccare qualcuno con mano, sentirsi toccare da mani altrui. Il cuore vuole qualcosa di gentile che lo comprenderà. Vuole, prima di ogni altra cosa, essere compreso.
Con il tempo magari stemperiamo le amarezze, imbrigliamo le paure, arriviamo a vivere con gioia certi momenti della vita; ma al fondo qualcosa dei rimpianti per le cose perdute e delle paure per gli appuntamenti futuri, tra i quali primo tra tutti quello con la morte, arriva come un mesto e silenzioso stato d’animo quasi invadente. S’impara anche a convivere con l’idea della morte. Ma quest’idea, tipica scoperta della condizione adulta, ci può portare ad un diverso modo di vedere le cose. Un modo "tragico".
In fondo è giusto che sia così.Vivere la vita come commedia, per paura o superficialità, è meno divertente di quanto alcuni possano pensare.La nobiltà dell’uomo è intrinseca alla sua stessa essenza: egli è nobile per il solo fatto di vivere, nelle sue paure, nei suoi errori, nell’accettazione incondizionata dei suoi limiti.

La solitudine è uno di questi limiti che però possiede una grande potenzialità: ha il compito, sano, di servire da arresto e da riflessione a un destino improprio, è uno stato d'animo che ha probabilmente lo scopo di denunciare il conflitto psichico risultante dal colludere delle nostre più intime inclinazioni con i dettami della collettività.La solitudine ci "consegna" all'altro, ci spinge verso nuove esperienze, è uno stato d'animo che funziona come un detonatore facendo esplodere la nostra innata necessità di socializzazione.Nella solitudine, in altre parole, siamo "noi stessi" con il desiderio dell'altro.

giovedì, novembre 23, 2006

bacchettoni

Ho conosciuto un uomo che appena beveva picchiava la sua donna. Perchè? Perchè non la accettava. La amava, tanto, ma non riusciuva ad accettarla. Lei era al di fuori dei suoi schemi di ricco borghese di destra. E così appena un bicchiere gli dava alla testa, giù botte. Ricordo che vinse lei, fu lei a non volerne più sapere, quando l'accettazione si era ormai fatta strada nel cuore di lui.
Ho conosciuto anche un uomo che ha sposato una donna vergine perchè la voleva così. Non importa che la vita matrimoniale sia diventata un inferno:aveva avuto quel che voleva. Ho conosciuto una donna che aveva lasciato il suo ragazzo perchè era troppo fragile per pensare con la sua testa. I genitori non lo approvavano. Uomini che dicono che la vogliono, la loro donna, tra i venti e i trenta, bella alta e sexy. Conosco gente che non vive per pensare. Anzi per emanare giudizi. Che non si lascia andare alla semplice conoscenza se prima l'etichetta non riceve il lasciapassare della testa. Eppure la novità è dietro l'angolo. Eppure se veramente ci si volesse conoscere lottando con quel nemico interno ed esterno, con gli schemi appresi, forse vi sarebbe la possibilità di parlare. Niente uccide la vita come il giudizio. Ma attenzione: ci sarà sempre qualcosa o qualcuno che metterà scompiglio con le nostre categorie. Allora, solo allora, sapremo quanto valiamo e quanto siamo capaci di amare....

mercoledì, novembre 22, 2006

i bugiardi benpensanti

Di fronte agli episodi di banale malvagità quotidiana cui stiamo assistendo, mi chiedo perchè continuiamo a meravigliarci...e che la sceneggiata messa in scena nel salotto di Vespa ieri sera da Fioroni e company, tra cui la Prestigiacomo è nauseante. Il male banale, come lo definisce la Arendt, ossia quello che non pensa, non si interroga, è frutto, tanto per rispondere alla Prestigiacomo che si scandalizza degli spinelli, del mutamento antropologico dell'Italia berlusconiana, nello specifico di una tv che inserisce nei palinsesti programmi dove si ride se il bambino cadendo si spacca la testa, senza fermarsi a chiedersi "Ma...si è fatto male?". E' frutto dei reality show con tanto di sesso in diretta, per cui la volgarità, il nulla assoluto fa spettacolo, e allora, dice il ragazzino trascurato dai genitori, voglio apparire un attimo. Fa ridere lui che cade? lo faccio cadere e lo metto in rete. Sono tutti belli, vincenti.Lui è debole, triste, solo...almeno che ci faccia ridere.Dei videogiochi dove lo scopo è seppellire viva una bambina, con tanto di allusioni al satanismo e al sesso perverso tra adolescenti.Il male dice la Arendt, quello capace di tutto, è figlio del nulla. Ma non è al nulla, per poter essere commercialmente qualsiasi cosa, qualsiasi genere di consumatore, che ci sta consegnando il circuito del mercato?E a Fioroni direi.. hai tolto alla scuola pubblica, hai cancellato le graduatorie dei precari, non ti stai battendo per maggiori investimenti per l'unico luogo, la scuola, dove davvero ancora si interagisce, a tu per tu, dove davvero si fa la prova dell'umano, dove i telefonini si devono spegnere, dove c'è ancora carta e penna e lavagna, dove ci si guarda negli occhi e non si farnetica da soli connessi con qualcos'altro lontano nello spazio e magari dalla realtà. E parli? Siamo quelli pagati di meno, noi che davvero dovremmo, come pretendi, perchè ordinare senza dare è pretendere, impegnarci con tutte le forze per diventare una sorta di bastione contro l'atomizzazione, la parcellizzazione, per la socializzazione, la solidarietà, l'educazione in tutti i sensi.... noi, noi docenti, siamo i colpevoli, alla fine? La società è allo sfascio per colpa nostra?
E se fosse allo sfascio per altro: per le teste alzate nei locali a seguire le improbabili modelle sul video anzichè parlare con chi è a fianco? Se fosse allo sfascio per l'assoluto potere del- mi si perdoni il linguaggio veterocomunista ortodosso- capitale e del neo capitalismo globale?
Basta, oggi sono sull'avvelenato: questa completa abulia deglia adolescenti mi sconcerta e annichilisce. Come il destino dei docenti e della scuola pubblica.

martedì, novembre 21, 2006

il sesso si sceglie

Oggi sono andata a fare ripetizioni da una ragazza che è la figlia di una giornalista de : Il Foglio, Il Giornale e svariati altri. Si occupa di biopolitica.
Mi ha detto che in Spagna, grazie a una legge dell'illuminato Gautama Zapatero, si può scegliere, senza aver cambiato sesso, semplicemente dichiarandolo, di che genere si vuole essere. Mi sembra molto strano, ma l'idea mi ha folgorato. Insomma, pur restando con tutti gli accessori, utero, ovaie e caratteri secondari, posso scegliere, magari domani, di essere un uomo. Quindi entrare nell'esercito (anche se è già permesso), ricevere la stessa retribuzione di un uomo, scopare a destra e a manca senza sentirmi una poco di buono (sono un uomo, no?), essere rispettata e magari un pò temuta quando parlo, non essere aggredita o comunque nessun "l'hai voluto tu" se decido di uscire da sola la notte, nessuna tastatina nella folla sull'autobus o in discoteca, nessun appellativo "ragazza madre" se decido di fare un figlio da sola, ma semplicemente genitore single, nessun senso di colpa se me ne sto in poltrona dopo una giornata di lavoro mentre è lui a fare i piatti e spolverare...ecc. ecc.
Sembra che il genere nei documenti europei stia sparendo, così come appellativi quali madre, padre, sostituiti con il termine generico di "genitore".
Non ci eravamo battute per il riconoscimento della differenza di genere? E' una perdita? Una vittoria?
Che ne dite?

lunedì, novembre 20, 2006

in stato catatonico


notizie:
- il Papa invita a guidare con prudenza.
- il regista Chabrol dice che una donna vale due uomini.
- gli amici uomini, che un tempo cercavano in una donna sesso easy, ultimamente sostengono di cercare in una donna "la purezza" (in questi giorni l'ho sentito da uomini di diverso luogo e estrazione).
- il bullismo è colpa dei genitori.
- chi comprerà un menù big mac al mac donald contribuirà alla beneficenza che mac donald farà all'infanzia infelice, abbandonata, ferita ... etc.

venerdì, novembre 17, 2006

pensiero plurale e religioni

Secondo la Artendt il male è frutto dell'assenza di pensiero: e il pensiero è frutto di un'attività, in cui l'io diventa duale e sente di non poter vivere con quell'altro sè che si è diventati facendo il male. Per cui astenersi dal male si riduce alla fine con lo stare in pace con se stessi, sempre che si pensi. E sentirsi felici pur compiendio il male vuol dire aver perso quell'interlocutore interno che sono io stesso per me, non sentirlo più, essermi perduto senza neppure saperlo: "Dio mio rendili ciechi" recita un vecchio adagio.
Per pensare occorre ricordare, confrontare, insomma avere un pensiero attivo, non dare nulla per scontato, perchè si fa, persino i forni. Tutto il contrario cui tende la nostra società, che vuole che navighiamo sulla superficie delle cose, che ci vuole vuoti per poterci riempire di ciò che viene deciso nelle oscure sfere del mercato e del potere. Vuoti e superficiali, dai rapporti alle conoscenze. Riprendendo le parole della Arendt, il peggiore criminale, quello che è capace di un male senza limiti, è il criminale che non pensa. Non il male radicale è capace di tutto ma quello senza radici, quello che non ricorda, che non si interroga. Insomma, il vero male, e sono d'accordo, è terribilmenrte banale. E non ci siamo noi terribilmente banalizzati? Ora mi sembra che nella religione, almeno come è intesa e come vogliono farcela intendere certi orientamenti teocon, ci sia un invito ad abbandonare questa sorta di pensiero che è sempre duale, per lasciarsi andare all'obbedienza o a quell'altra facoltà mistica che è la fede. Insomma un certo modo di inteendere la religione e il mercato hanno lo stesso piano: privarci della facoltà di pensare, e forse di sentire e amare davvero. La religione, qualsiasi religione, mal sopporta il pluralismo del pensiero, reclamando alla fine l'obbedienza alla legge, comunque si voglia chiamarla, decalogo o altro. Solo le religioni formali forse lasciano all'individuo la propria responsabilità, quelle che non dicono cosa fare ma la forma che deve prendere l'azione, l'amore nel cristianesimo o la compassione per il buddismo. Solo chi ha sempre in bocca o nel cuore che cosa si dovrebbe fare e secondo quale legge, ossia il cosiddetto benpensante, è quello capace di adeguarsi a qualsiasi legge, basta che sia prescrittiva, anche quella che impone "uccidi". Va bè, stavo riflettendo. Tutto questo per dire che a parer mio occorre ricominciare a pensare perchè davvero " la nostra capacità critica è il segno della nostra trascendenza"....